martedì 21 gennaio 2014

CANZONIERE di Francesco Petrarca

Petrarca scrive due opere in volgare: il Canzoniere, il cui titolo originale è Rerum Vulgarium Fragmenta, e i Trionfi. L’autore apparentemente dichiara di aspettarsi la gloria dovuta alla sua produzione in latino, in realtà lo conosciamo più per le opere in volgare che per quelle in latino.Petrarca inizia a lavorare al Canzoniere nel 1335 e lo porterà avanti per tutto il resto della sua vita, dunque fino al 1374. Ci fu una grande diffusione postuma, la prima edizione a stampa è del 1470, una critica filologica curata da Pietro Bembo è del 1501, e celebra Petrarca quale modello assoluto per la poesia, Boccaccio per la prosa. Darà origine al fenomeno del petrarchismo. “Voi ch’ascoltate ...” allude a un pubblico ristretto.
Le caratteristiche principali del Canzoniere sono: l’indefinitezza della figura di Laura, Il paesaggio idillico (paesaggio stato-d’animo).Vi è l’’assenza di una  realtà storica; l’unica realtà è quella interiore. L’amore si presenta come simbolo di una generale condizione interiore ;usa l’amore per esplorarsi totalmente interiormente; capiamo la condizione interiore di Petrarca: Sentimenti oscillanti e contradditori; molte preoccupazioni morali e religiose; sentiva la stanchezza e il peso della carne; si vergognava per la debolezza; sognava una conciliazione tra umano e divino , fra cielo e terra e l’unilinguismo.

Del Canzoniere abbiamo due manoscritti autografi (ovvero scritti da Petrarca stesso di suo pugno) e entrambi sono conservati nelle Biblioteche Vaticane; sono:
-          Vaticano latino 3195
-          Vaticano latino 3196 o anche Codice degli abbozzi
Il Canzoniere è stato scritto, come per le epistole, in varie fasi dall’autore, che lo cambia spesso aggiungendoci nuove poesie, cambiando posto ad alcune e a volte cambiandone anche il contenuto stesso. Uno studioso americano di Petrarca, Henry Wilkins (che scrive Una vita di Petrarca), sostiene che il Canzoniere prima di arrivare a noi è passato a nove differenti stesure. Nel Vaticano latino 3196 sono rappresentate queste fasi: ci fa vedere come sia il risultato finale e come fosse l’originale. Il Canzoniere è costituito da 366 componimenti: la maggior parte sono sonetti, poi canzoni e madrigali (breve componimento con schema metrico fisso, di contenuto pastorale) Si distinguono gruppi omogenei: l’amore per Laura, la spiritualità attraverso la solitudine, le liriche politiche e quelle religiose, la descrizione fisica di Laura, le comuni strutture linguistiche. Scompare ogni traccia di realismo e concretezza fisica, per quanto il poeta la descriva fisicamente, Laura diventa una figura simbolica. Si tratta di poesie compiute in sé stesse ma il problema è che sono inserite in un’opera organica, dunque hanno valore in sé e valore nell’organico dell’opera, a differenza di ciò che è avvenuto per le Rime di Dante. Le poesie sono divise in:
-          In vita
-          In morte di Laura: questa muore nel 1348, a causa della peste nera
Tutte le poesie che Petrarca finge siano state scritte prima della sua morte (266 componimenti) sono racchiuse nel primo gruppo; le altre riflessioni su Laura già morta vanno dal componimento 267 in poi. Il nome stesso Laura si associa al lauro (pianta dell’incoronazione del poeta), all’auro e all’aura. Nel 9, V Familiares a Giacomo Colonna, Petrarca ribadisce l’esistenza reale della donna. Egli parte da un innamoramento giovanile per una bella di Avignone per costruire la propria poesia, legandola a rimandi simbolici e cronologici tipici dello stilnovismo. La vita di Petrarca non cambia per via di Laura (come quella di Dante per Beatrice), che però diventa ragione di vita ed eterna immagine del desiderio irrealizzabile, grazie alla quale Petrarca conosce se stesso. Per Dante la morte di Beatrice è un punto di partenza per la sua spiritualizzazione assoluta, per Petrarca dopo la morte, Laura diventa garanzia di purezza (per esser rimasta casta), ma manca la donna nella sua fisicità, è questo un dolore più umano. Il poeta ha difficoltà perché non è mai in pace per via di Laura, nonostante l’astrazione simbolica, rimane sempre la passione terrena. L’ordine che dà Petrarca è un ordine cronologico ideale, infatti delle poesie del primo gruppo possono trovarsi nel secondo e viceversa.
Petrarca ha sempre presente l’opera di Dante ma non lo nomina mai direttamente, perché si tratta di un rapporto problematico. Infatti Petrarca ne avverte la grandezza, ma la poesia di Petrarca cambia rotta e si occupa della coscienza lacerata e divisa. Il confronto tematico e linguistico fra i due è comunque sempre presente. Petrarca vorrebbe scrivere un’opera narrativa continua (come la Divina Commedia), però la struttura stessa della sua anima non glielo permette e perciò sceglie di scrivere delle poesie divise, sebbene alcune siano poi collegate per argomenti (ad esempio le prime 10 poesie trattano dell’innamoramento di Laura) o per soluzioni stilistiche. Per questi motivi il Canzoniere si muove a metà fra il frammento e l’opera globale.
Il linguaggio volgare di Petrarca è più semplice di quello di Dante per diversi motivi:
-          Motivo storico, per cui i letterati italiani hanno mantenuto lo stesso linguaggio per la divisione tra la lingua scritta e la lingua parlata [motivo extratesto]
-          Scelta precisa di Petrarca, il quale, a differenza di Dante, scrive in uno stile medio che elimina le punte più alte del linguaggio (presenti nel Paradiso della Divina Commedia) ma anche quelle più basse. Petrarca usa una lingua più concreta, sebbene generica, e non si sofferma a descrizioni minuziose di Laura e di dove è. È un linguaggio che risente del latino classico riscoperto.
Si individuano due linee tematiche che caratterizzeranno la letteratura italiana nei secoli futuri:
-          Prospettiva dantesca: plurilinguistica e pluristilistica.
-          Prospettiva petrarchesca: monolinguistica e monostilistica.

SECRETUM di Francesco Petrarca

Il Secretum  è una delle opere più celebri di Francesco Petrarca. Il titolo del componimento (per esteso De secreto conflictu curarum mearum; il segreto conflitto dei miei afffanni), preannuncia una confessione da parte dell’autore, che riguarda le angosce e i patimenti che agitano il suo animo.
Petrarca inizia la stesura del Secretum nel 1347, ma modifica e rivede l'opera più volte, in particolare negli anni tra il 1353 e il 1358, nel culmine della crisi religiosa. La rielaborazione e il cambiamento sono tendenze proprie di questo tipo di opera, che si articola come un viaggio introspettivo del poeta nel proprio "io" più profondo e nascosto allo sguardo altrui. L’opera è divisa in 3 libri, è strutturata come un dialogo e vede come unico interlocutore S. Agostino  (la sua guisa spirituale )e come ‘testimone’ una donna bellissima, la quale non prende mai parola; la  Verità. In realtà i due protagonisti sono entrambi proiezioni di Petrarca stesso, e incarnano la parte morale e coscienziosa del suo animo e quella mondana e più terrena. Tre libri dunque, come tre sono le ‘sedute’ con il Santo, in cui l’autore cerca, attraverso la propria esperienza personale, di tracciare un esempio per i lettori. L’idea di fondo da cui nasce il turbamento che sconvolge il poeta è la coscienza di una morte certa, che, incombente, vanifica ogni esperienza su questo mondo.
Nel primo libro, partendo proprio dal rapporto tra vita e morte, Francesco e Agostino analizzano la futilità e l’inutilità dei patimenti del Petrarca e la sua debolezza di volontà.. Il Santo sprona il poeta a rinunciare ai suoi affanni e alla sue ambizioni mondane e di mirare a ciò che è realmente importante e benefico, ovvero la virtù e la fede religiosa che conducono alla conoscenza di Dio, unici valori che sopravvivono anche al confronto con la morte. Petrarca, a differenza del fratello Gherardo, non riesce però a rinunciare davvero a beni ed illusioni del mondo terreno, ed è questo il peccato da cui scaturiscono le sue sofferenze e i suoi mali. Qui S. Agostino espone infatti la sua teoria del male, considerato la conseguenza di una volontà fragile e poco convinta, di cui ci si può liberare se solo lo si desidera realmente.
Nel libro successivo il Santo presenta i sette peccati capitali e si concentra su quello che affligge più gravemente  Petrarca: l’accidia. Il poeta infatti si crogiola in questa inerte angoscia che lo blocca nel limbo che tutti noi proviamo nell’abisso che divide la coscienza del male all’azione verso il bene. Nel terzo volume del Secretum, il viaggio introspettivo si fa sempre più profondo e acuto e Agostino tocca Petrarca nei suoi punti più deboli e scoperti, sottolineando con forza i due peccati cui non riesce a rinunciare: l’amore per Laura e il desiderio di gloria. Il Santo afferma cge questi due sentimenti distolgono il poeta da Dio e dalla salvezza dell’anima, e che gli provocano angoscia e incertezza. Ma Petrarca non vuole compiere l’estrema rinuncia, e decide di non ignorare la propria natura e di rimandare a quando potrà la correzione della sua condotta, sottolineando un’altra grande differenza con Dante, escludendo soluzioni definitive; diventando ormai l’uomo della crisi.
La modernità di quest'opera petrarchesca si trova esattamente in quest’accettazione problematica della propria natura, e nella finezza con cui l'autore mette in luce tutta la complessità interiore dell’animo umano, attraverso una minuziosa indagine introspettiva e una confessione "aperta" di fronte al lettore. La prosa del Secretum, composto in latino da Petrarca, si ispira in maniera esplicita a quello di alcuni modelli di riferimento della tradizione: Cicerone, Boezio, Seneca e S. Agostino stesso.

With love , D. ❤


lunedì 23 dicembre 2013

Appunti di fotografia ( tecniche fotografiche) dettati dal professore Fabrizzio Ferri












Spero perdonerete la bruttissima calligrafia >.<

With love , D. ❤
La comunicazione “One-to-one” = è la comunicazione interpersonale da persona a persona, contiene un alto grado di reachness
Reachness= è la ricchezza di un messaggio in quantità di informazioni contenute.
                        (+ partecipanti =  - Reachness)
Reach=  E’ l’audience , ovvero l’ampiezza del pubblico
La comunicazione sociale = l’insieme dei processi mediante i quali un soggetto comunica contemporaneamente con un numero elevato di persone.
La comunicazione di massa è una comunicazione sociale rivolta ad un pubblico ampio ed eterogeneo , resa possibile dai mass media ( media= doppio significato: strumento/ intermediario)
Media = si considerano media tutti quei mezzi o tecniche che ci permettono di comunicare a grandi masse di persone , superando barriere spaziali e temporali
I media hanno un alta reach ma una bassa reachness .

Il word wide web nasce a Ginevra agli inizi degli anni ‘90
L’organizzazione ipertestuale si basava non solo testi che comprendevano parole ma anche suoni, video, immagini; denominati Ipertesti.
Il word wide web diventa interattivo , basato sulla User experience ; permette l’aggiunta e la modifica di contenuti, intervenire in tempo reale da parte dell’utente. Questa nuova generazione di web viene detta New Web o Web 2.0
Avviene un cambiamento radicale nella comunicazione.
Il web consente una comunicazione ricca, perché personale ed interattiva (Alta reachness), ad una grande platea (Alta rich)
Il web fa coesistere diversi modelli di interazione oltre alle forme tradizionali di one-to-one e one-to-many; inserendo forme più innovatine del tipo many-to-many.
Many-to-many= una relazione intrecciata tra più persone, dove non esiste più la differenza tra emittente e destinatario.
Il blog= è un sito web che può essere creato da chiunque e rende possibile la condivisione di informazioni e storie di ogni genere, notizie, ecc. Un luogo dove si può stare virtualmente insieme ed esprimere la propria opinione  creando comunità virtuali online.
Dopo la seconda guerra mondiale l’interesse e l’attenzione erano rivolti principalmente ai messaggi trasmessi dai media, e al modo in cui potevano influenzare la società .
“Il medium è il messaggio” questa celebre frase di Mcluhan afferma che l’importante non è il contenute del messaggio, ma il mezzo con cui lo si trasmette.
Ogni medium ha caratteristiche strutturali di comunicazione specifiche, sono esse che condizionano la Forma Mentis; ovvero il modo di reagire della società.
Essi non sono mezzi o tecniche del tutto neutri ma agiscono sulla cultura e sull'ordine sociale.
I media “Caldi” ( Radio e stampa) secondo Mcluhan  mobilitano solo un senso e non coinvolgono a pieno lo spettatore, mentre i media “Freddi” (televisione)coinvolgono più i sensi quindi lo spettatore si immerge nella comunicazione.
Si sviluppano due visioni opposte dei media:
Gli integrati = Coloro che ritenevano che i contenuti non fossero condizionati dal mezzo che li diffonde
Gli apocalittici = Secondo i quali i media avevano una portata distruttiva
C’è un legame che intercorre fra il tipo di società e il tipo di media .

Il web ha trasformato il mondo di oggi in un villaggio globale , dove si conosce in tempo reale cosa accade dall'altra parte dell’emisfero, modificando le relazioni tra le persone, il mondo economico, la cultura.

With love , D. ❤

domenica 1 dicembre 2013


Dante nasce nel 1285 a Firenze dove vi rimane per quasi tutta la sua vita e muore nel 1321 a Ravenna.
Dante è il massimo poeta italiano del Medioevo, vive in un epoca dove erano presenti dei conflitti tra Papato e Impero, per la supremazia dell’Italia e della Germania; inoltre l’Italia era rimasta divisa in comuni, all’interno dei quali vi erano dei conflitti che avevano portato la Borghesia (nuova classe sociale) al potere schierata con le famiglie più ricche.
Dante proviene da una famiglia agiata, anche se non ricca, era una persona attiva politicamente, infatti si occupava della Vita Politica di Firenze e fu per questo motivo che venne esiliato.
Le lotte tra Papato e Impero avevano portato alla formazione di due frazioni: i GUELFI, alleati del Papa, e i GHIBELLINI, alleati con l’imperatore. I Guelfi a sua volta erano divisi in Guelfi Bianchi e Guelfi Neri; i quali all’interno del Comune in cui viveva Dante ebbero degli scontri tra di loro, dove rimase coinvolto anche lo stesso Dante. I Bianchi, pur appoggiando il Papa, non erano d’accordo con le idee del Papa Bonifacio VIII, il quale voleva sottomettere a se Firenze. Dante Faceva parte dei Guelfi Bianchi e sosteneva che tra la chiesa e lo stato doveva esserci una distinzione di poteri, e fu proprio questo uno dei motivi che lo portarono in esilio.
In questo periodo si era diffuso lo STILNOVISMO, un movimento letterario di cui Dante era il maggiore esponente e coloro che seguivano questa corrente badavano a scrivere in bello stile.
In genere Dante scrive Poesie Liriche o Poemi. Nelle sue opere tratta l’Amore (per Beatrice), la Politica e la religione. I suoi capolavori principali sono:

Vita nova
Quest'opera, composta da 42 capitoletti, è stata scritta come una sorta di diario e racconta i sentimenti che Dante prova per Beatrice, compresi i loro rari, ma fondamentali, incontri . Il primo avvenne quando Dante aveva solo 9 anni, e lui non riesce a fare altro che contemplarla. La rivede 9 anni dopo (a 18 anni) e finalmente la saluta. Vorrebbe dichiararsi, ma non ci riesce, e alla fine corteggia un'altra donna. Beatrice, una volta venuta a conoscenza di questo, non lo saluterà più. Per riparare a questo suo danno, in una poesia la loda eguagliandola alla Madonna.
Troviamo i temi del “dolce stil novo”: donna angelicata, donna che funge da tramite fra uomo e Dio.

Il Convivio
Il Convivio, commento in prosa di una serie di canzoni, è rimasto incompiuto .Dovevano essere 15 trattati e 14 canzoni. Il primo trattato sarebbe stato introduttivo. Molte canzoni non furono mai composte. Scrisse quattro trattati commentando tre canzoni. Fu steso tra il 1303-04, forse l’ultimo trattato è posteriore, del 1306-08. Dante non si curò mai di ritoccare l’opera perché non era prevista la pubblicazione. Attorno al 1330 ci fu una prima edizione ricca di errori. La prima edizione a stampa è di Firenze del 1440
Il Convivio è un opera di argomento filosofico, dove Dante scrive per scagionarsi dalle accuse dei giudici fiorentini. È un opera scritta in latino.

De vulgari eloquentia
 Quasi contemporaneamente al Convivio, Dante, scrisse il De Volgari Eloquentia, un’opera scritta in latino, con la quale vuole convincere, i grandi intellettuali del suo tempo, della necessità di una lingua comune.
 Doveva comprendere quattro libri ma fu interrotta al 14° capitolo del secondo libro. Dante ammette l'origine divina del linguaggio e afferma che mentre il volgare è una lingua viva, parlata e perciò naturale, il latino è una lingua fissata in regole dai dotti e perciò convenzionale. Quindi passa a trattare degl'idiomi d'Europa e particolarmente d'Italia. quindi si dà alla ricerca per tutta l'Italia di un "volgare illustre" e dice che lo sente in ogni dialetto ma non lo trova perfettamente in nessuno di essi.

La monarchia
E' un trattato di filosofia politica scritto in tre libri, in lingua latina, tra il 1319 e il 1313, in occasione della venuta in Italia dell'imperatore : Enrico VII durante le lotte per le investiture. Dante ha grande fiducia in lui e spera che egli possa sedare le liti tra papato e impero. Qui espone la teoria dei due soli: ognuno deve illuminare le aree di rispettiva pertinenza, potere politico e spirituale non devono mai scontrarsi. Questo trattato fu scritto che Dante era già in esilio e lui sperava che Enrico VII potesse risolvere le cose tale da poter fare tornare a Firenze i guelfi bianchi (di cui faceva parte Dante)

Le epistole
scritte tra 1304 al 1317 in esilio. Queste lettere scritte in latino vengono inviate sia ad illustre personalità della politica fiorentina sia ai suoi amici, ma anche ai fiorentini in genere, dunque è un artifizio letterario per poter scrivere un trattato sia su argomenti politici che su argomenti letterari e sociali.

Le rime
(1283 – 1305) sono una raccolta di poesie che comprendono 20 anni della vita di Dante. Si evidenzia proprio il cambiamento dello stile del poeta. La lingua di Dante è importantissima: essa non è monocorde, o uno stile unico (Petrarca), perché Dante utilizza stili e linguaggi diversi. Passa dal linguaggio comico a quello più alto e complesso. Dante è POLI LINGUISTA: leggendo le “rime” noteremo questa evoluzione. All'interno di questa raccolta troviamo le “rime petrose” dedicate ad una donna chiamata Pietra (pseudonimo): una donna dal cuore duro e insensibile. L’ultima sezione riguardano le poesie che scrisse in esilio (come Cavalcanti)

With love , D. ❤

domenica 24 novembre 2013

L’autore.
Personaggio sfuggente, restituitoci alla memoria dalle pagine di Boccaccio come autentico burlone, Buonamico Buffalmacco fu un pittore fiorentino attivo nella prima metà del Trecento. Sulla sua esistenza ci sono parecchi dubbi. Dell’esistenza di Buffalmacco infatti si iniziò a dubitare poiché le uniche notizie che parlano di sue opere vengono dalle attribuzioni nei Commentari del Ghiberti(scrivendo un secolo più tardi, il Ghiberti non si può considerare una vera e propria fonte, le notizie tramandateci da Boccaccio e dalle novelle del Sacchetti, non ci danno notizie precise sulla sua attività, piuttosto ci restituiscono, come si è detto, la figura di una sorta di eroe della burla). In realtà il ritrovamento di documenti d’archivio, tra cui quello del 1320,  che testimonia la sua iscrizione all’Arte dei Medici e gli Speziali di Firenze, non hanno fatto che dimostrare la fondatezza delle informazioni tramandateci nei Commentari.

L’opera.
L'affresco di Buonamico Buffalmacco raffigurante il Trionfo della Morte è il primo di una serie di tre grandi scene per il Camposanto e fu eseguito nel 1336-41, su commessa dei frati domenicani. Staccato dalla parete e riportato su tela (misura: metri 5,6 x 15,0), l'opera è oggi conservata presso lo stesso Campo Santo nel cosiddetto "salone degli affreschi", appositamente attrezzato per la conservazione al chiuso dell'importante ciclo pittorico.
Questa scena è la più emblematica del ciclo del Campo Santo, con un'interpretazione dello spazio libera e disorganica, contrapposta alla prevalente scuola giottesca contemporanea, con caratteristiche narrative che non hanno confronti immediati nel quadro della pittura della prima meta del Trecento. Lo stato di conservazione è piuttosto rovinato, ma viste le drammatiche vicende che queste pitture hanno subito (già con vistosi problemi, furono incendiate durante la seconda guerra mondiale per poi venire restaurate in tutta fretta usando tecniche e materiali che solo in seguito si sono rivelati inadatti) è quanto meno un miracolo che possiamo ammirarle tutt'oggi. Il problema principale è legato al colore che ha perso di incisività per via di una diffusa polverizzazione durante i secoli, anche a causa della collocazione al coperto, ma a contatto continuo con l'aria esterna, tanto da rendere di difficile lettura i dettagli, che appaiono spesso "spalmati" con lo sfondo. Le zone meglio conservate restano quella più alta, in particolare la battaglia tra angeli e demoni, e le due scene cortesi ai lati.

Il tema del Trionfo della Morte, legato alla credenza della fine del mondo, assume tra le mura di un cimitero, un valore fortemente suggestivo. La scena è frammentata in più scene dominate da diversi sentimenti: l'orrido, il grottesco, il comico, il senso di serenità. Le dame ed i cavalieri che si vedono nell’affresco stanno andando a caccia in allegra brigata (si notino i cani e il falconiere), con le vesti eleganti ed i modi cortesi del tempo; ma, guardando l'intera parete affrescata, ci si accorge che essi non hanno tempo per bearsi delle delizie proprie della vita cortese: la tragedia della morte che trionfa sul mondo terreno sta ormai incombendo su di loro.

A sinistra si dispiega un’altra scena parecchio diffusa nella cultura figurativa medievale, si tratta dell’incontro tra i tre vivi e tra i tre morti.
Quest’episodio, testimoniato per la prima volta in un poemetto francese della fine del Duecento, inizia a diffondersi anche nella miniatura e riscuote un successo notevole nella cultura figurativa occidentale. Il racconto narra di tre cavalieri che, durante una battuta di caccia, si imbattono in tre uomini morti, i quali, apparsi per volere di Dio, ammoniscono i cavalieri sulla condotta da tenere pronunciandosi nel motto “Vous serez ce que nous sommes“, ossia “voi sarete quello che noi siamo”.
Tre cavalieri, ignari dell'avvertimento del monaco Macario, che domina la parte soprastante da un promontorio roccioso degradante, vivono la loro esistenza senza problemi, ma si trovano davanti tre cadaveri imputriditi nelle loro bare (ciascuno in uno stadio diverso della morte, dal cadavere "fresco", a quello in putrefazione, a quello ormai scheletro; avvolti da serpenti emanano cattivo odore come suggerisce il cavaliere che si tappa il naso) .

Poi, guardando più a destra nel dipinto, si vede che il "Giorno dell'Ira" è ormai iniziato e con esso la battaglia tra angeli soccorrevoli e implacabili demoni, determinati a strappare le anime dai corpi dei defunti. Le anime sono rappresentate in forma di infanti che escono dalla bocca delle persone, secondo un'iconografia tradizionale. In alto si consuma la vera e propria battaglia tra Angeli e Diavoli, che si contendono le anime dei defunti. Il precario stato dell'affresco lascia solo intravedere, in basso, nella zona centrale, la Morte in orribili sembianze di Genio volante munito di falce ed ali di pipistrello che campeggia la scena. Sotto la Morte sta un ammasso di persone ormai falciate: fra esse si scorgono, gli uni sopra gli altri, pontefici, imperatori, regine, principi, poveri, servi e villani, a simboleggiare l'umanità tutta coinvolta in eguale destino di morte. Verso quel mucchio si dirigono diavoli mostruosi, bramosi di stapparne le anime. È dunque un formidabile "Memento mori" quello che viene dall'opera di Buffalmacco.
In alto sulla sinistra, arrampicati su balze rupestri, stanno quattro monaci intorno ad una chiesetta; si tratta di eremiti che paiono indifferenti al destino di morte. Sono intenti alle opere della vita attiva e contemplativa: chi munge una capra, chi prega o legge seduto, chi guarda in basso la scena. Attorno alla chiesetta, a sottolineare la calma della vita eremitica, si vedono animali selvatici, quali il fagiano o la lepre, prede che la caccia della nobile brigata non riuscirà ormai più a raggiungere.
Il Monaco Macario, nella parte inferiore dell'affresco, sulla sinistra dello spettatore, si trova all'imboccatura della via del promontorio e cerca di mettere in guardia i giovani.

Anche nell'ultima parte dell'affresco, quella in basso a destra, incontriamo una scena che potrebbe apparire di "amor cortese", tipica del gotico internazionale, con dieci giovani, uomini e donne, seduti in un giardino, su di un prato smaltato di fiori, all'ombra di profumati aranceti, fra suoni e canti, che si godono la vita spensierati. Ma proprio verso di loro la Morte sta ora volgendo la sua falce, per rammentare il destino che comunque li attende.

With love , D. 

sabato 23 novembre 2013


L'Inquisizione è l'istituzione ecclesiastica fondata dalla Chiesa cattolica per indagare e punire, mediante un apposito tribunale, i sostenitori di teorie considerate contrarie all'ortodossia cattolica. Le prime misure inquisitoriali erano state approvate nel 1179 .Si legittimava la scomunica e l'avvio di crociate contro gli eretici. Il termine "inquisizione", tuttavia, si trova documentato per la prima volta negli atti del Concilio di Tolosa tenutosi in Francia nel 1229.
Per rispondere al dilagare di fenomeni ereticali e all'emorragia di fedeli la Chiesa cattolica reagì in due modi:
•             appoggiandosi ai movimenti che non si staccavano da Roma e cioè domenicani e francescani;
•             istituendo uno speciale tribunale ecclesiastico che avesse il compito di individuare gli eretici: l'Inquisizione.
Storicamente, l'Inquisizione si può considerare stabilita già nel Concilio presieduto a Verona nel 1184 da papa Lucio III e dall'imperatore Federico Barbarossa, con la costituzione della Bolla di Riuscigli (Esso stabilì il principio - sconosciuto al diritto romano - secondo il quale, anche in assenza di testimoni, si poteva essere accusati di eresia e dunque subire un processo)  con l'occorrenza di reprimere il movimento cataro (albigesi), diffuso nella Francia nell'Italia , e di controllare i diversi e attivi movimenti spirituali .
Nel 1252, con la bolla Ad extirpanda, Innocenzo IV autorizzò l'uso della tortura e Giovanni XXII estese i poteri dell'Inquisizione nella lotta contro la stregoneria.
Gli inquisitori procedevano:
• contro gli eretici;
• contro quelli che impediscono agli inquisitori di esercitar liberamente il loro uffizio;
• contro i pagani che venuti alla fede e battezzati, ritornano a professare il paganesimo;
• contro gli astrologi;
• contro divinatori e maghi;
• contro quelli che impediscono ai fedeli di professare la vera fede;
• contro chi predichi dottrine scandalose e contrarie alla vera religione;
• contro chi usa litanie nuove non approvate.
Il processo accusatorio, previsto dal diritto romano, consisteva nel pubblico confronto orale fra accusatore e accusato, al quale assisteva il giudice: Se l’accusatore non dimostrava le proprie accuse, era condannato dal giudice alla pena che avrebbe dovuto subire l'accusato in caso di colpevolezza.
 Il tribunale dell'Inquisizione adottò invece la procedura del processo inquisitorio nel quale il giudice è anche accusatore, egli è tenuto a raccogliere le prove della colpevolezza dell'imputato, conducendo indagini segrete e dirigendo il processo al quale il pubblico non può assistere né è ammessa la presenza di un avvocato difensore. Per giungere alla condanna è sufficiente la testimonianza concorde di almeno due testimoni o la confessione dell'imputato.
Allo scopo di sciogliere le eventuali contraddizioni presenti nelle sue deposizioni, l'imputato è sottoposto a tortura, essa può essere svolta  più volte nel corso del processo.
Se ritiene che l'accusa di eresia sia stata provata, il tribunale chiede all'imputato di abiurare, cioè di rinnegare le proprie convinzioni. Abiurando, se ritenuto sincero, l'imputato evita la condanna a morte e viene condannato a pene diverse. Se non viene ritenuto sincero  l'imputato è condannato necessariamente a morte: pentendosi, viene prima strangolato o impiccato e il cadavere viene poi bruciato e le ceneri disperse. La pena viene eseguita dall'autorità civile, il cosiddetto braccio secolare , in quanto gli ecclesiastici non possono «spargere il sangue»
Due casi famosi:
La caccia alle streghe
Un capitolo a parte nella storia del tribunale dell'Inquisizione è rappresentato dalla cosiddetta «caccia alle streghe»: l'Inquisizione, come sì è detto, era nata per riportare gli eretici nel solco della «vera fede» e fu solo con papa Giovanni XXII che la competenza degli inquisitori venne estesa alle persone sospettate di compiere atti di stregoneria.
Due inquisitori domenicani, scrissero un manuale che conteneva tutte le informazioni utili per riconoscere, interrogare e punire streghe e stregoni “Il martello delle malefiche”.
Furono circa 110.000 processi e 60.000 esecuzioni, le vittime furono per l'80% donne.
Il processo a Galileo
Dopo anni di osservazioni e studi Galilei credette di avere trovato la prova inconfutabile della teoria copernicana (il movimento delle maree) .Il processo si concluse quando Galilei abiurò le sue concezioni astronomiche davanti ai suoi giudici, essi  condannarono la teoria copernicana, senza però definirla formalmente eretica.
Catari e Valdesi
Il movimento dei catari, nato in Francia , si diffuse rapidamente. Essi credevano che il mondo fosse dominato dal male, contrapposto al bene di Dio: rifiutavano perciò ogni rito che utilizzasse i prodotti del mondo e negavano l'incarnazione di Cristo.
Pietro Valdo, da cui ebbe origine il movimento dei valdesi, aveva cominciato la sua attività di predicatore in un piccolo centro urbano ,movimento predicava le sue dottrine, non basate sulle sacre scritture. La predicazione di Valdo ebbe un successo straordinario.
Al di là delle differenze sul piano dottrinale, questi movimenti erano accomunati da un identico tentativo di vivere in comunità animate da uno spirito di autentica fratellanza .



With love , D. 

domenica 12 maggio 2013


SCHEDA DI LETTURA DI UN LIBRO

AUTORE: LUIGI PIRANDELLO,
TITOLO: Sei personaggi in cerca d’autore,
I PERSONAGGI DELLA COMMEDIA DA FARE:
Il Padre, la Madre, la Figliastra, il Giovinetto, la Bambina (questi ultimi due non parlano), (Poi evocata) Madama Pace.
GLI ATTORI DELLA COMPAGNIA:
Il direttore-capocomico, la prima attrice, il primo attore, la seconda donna, l’attrice giovane, l’attore giovane, altri attori e attrici, il direttore di scena, il suggeritore, il trovarobe, il macchinista, il segretario del capocomico, l’usciere del teatro, apparatori e servi di scena.
Di giorno, su un palcoscenico di teatro di prosa.
·         Un uomo sulla cinquantina, in giacca nera e calzoni chiari, dall’aria aggrottata e dagli occhi scontrosi per mortificazione; una povera donna in gramaglie vedovili, che aveva per mano una bimbetta di quattr’anni da un lato e con un ragazzo di poco più di dieci (14) dall’altro; una giovinetta (18 anni) ardita e procace, vestita anch’essa di nero ma con uno sfarzo equivoco e sfrontato, tutta un fremito di gaio sdegno mordente contro quel vecchio mortificato contro un giovane sui vent’anni (22 anni) che si teneva discosto e chiuso in sé, come se avesse in dispetto tutti quanti. Insomma quei sei personaggi come si vedono apparire sul palcoscenico, al principio della commedia. E or l’uno or l’altro, ma anche spesso l’uno sopraffacendo l’altro, prendevano a narrare i loro tristi casi, a gridare ciascuno le proprie ragioni, ad avventare in faccia le loro scomposte passioni al Capocomico.
·         Tutti uniti dalla nascita e dal viluppo delle vicende reciproche per comporre delle loro persone, delle loro passioni e dei loro casi un romanzo, un dramma o almeno una novella. Nati vivi volevano vivere.
·         Favola che non ha per se stessa alcuna verità né fantastica né effettiva.
·         Un misto di tragico e di comico, di fantastico e di realistico, in una situazione umoristica affatto nuova e quanto mai complessa; un dramma che da sé per mezzo dei suoi personaggi, spiranti parlanti semoventi, che lo portano e lo soffrono in loro stessi, vuole a ogni costo trovare il modo d’essere rappresentato; e la commedia del vano tentativo di questa realizzazione scenica improvvisa. Dapprima, la sorpresa di quei poveri attori d’una Compagnia drammatica che stan provando, di giorno, una commedia su un palcoscenico sgombro di quinte e di scene; sorpresa e incredulità, nel vedersi apparir davanti quei sei personaggi che si annunziano per tali in cerca d’autore; poi, subito dopo, per quell’improvviso mancare della madre velata di nero, il loro istintivo interessamento al dramma che intravedono in lei e negli altri componenti di quella strana famiglia, dramma oscuro, ambiguo, che viene ad abbattersi così impensatamente su quel palcoscenico vuoto e impreparato a riceverlo; e man mano il crescere di quest’interessamento al prorompere delle passioni contrastanti ora nel Padre, ora nella Figliastra, ora nel Figlio, ora in quella povera Madre; passioni che cercano di sopraffarsi a vicenda, con una tragica furia dilaniatrice. Ed ecco che quel senso universale cercato invano dapprima in quei sei personaggi, ora essi, andati da sé sul palcoscenico, riescono a trovarlo in sé nella concitazione della lotta disperata che ciascuno fa contro l’altro e tutti contro il Capocomico e gli attori che non li comprendono.
·         Il Padre e la Figliastra parlano di questa atroce realtà e la difendono contro le smorfie fittizie e l’incosciente volubilità degli attori e cercano d’imporla al volgare Capocomico che vorrebbe alterarla e accomodarla alle così dette esigenze del teatro. Non tutti e sei i personaggi stanno in apparenza sullo stesso piano di formazione, ma non perché vi siano fra essi figure di primo o secondo piano, cioè “protagonisti” e “macchiette”. Sono, tutti e sei, allo stesso punto di realizzazione artistica, e tutti e sei, sullo stesso piano di realtà, che è il fantastico della commedia. Se non che il Padre, la Figliastra e anche il Figlio sono realizzati come spirito; come natura è la Madre; come “presenze” il Giovinetto che guarda e compie un gesto e la Bambina del tutto inerte. I più vivi, i più compiutamente creati, il Padre e la Figliastra, vengono naturalmente più avanti e guidano e si trascinano appresso il peso quasi morto degli altri: uno, il Figlio, riluttante; l’altro, la Madre, come una vittima rassegnata, tra quelle due creaturine che quasi non hanno alcuna consistenza se non appena nella loro apparenza e che han bisogno di essere condotte per mano. E infatti! Infatti dovevano proprio apparire ciascuno in quello stadio di creazione raggiunto nella fantasia dell’autore al momento che questi li volle scacciare da sé.
·         Se personaggi che cercano un autore. Il dramma non riesce a rappresentarsi appunto perché manca l’autore che essi cercano; e si rappresenta invece la commedia di questo loro vano tentativo, con tutto quello che essa ha di tragico per il fatto che questi sei personaggi sono stati rifiutati.
·         Nasce fa i sei personaggi Madama Pace e pare un miracolo, anzi, un trucco su quel palcoscenico rappresentato realisticamente.
·         Trama: la Figliastra si prostituisce per pagare le spese della sua famiglia alla morte del padre. Un giorno incontra il patrigno che ospita la moglie e i tre figli a casa sua. Il Figlio è geloso e odia il Giovinetto. La Bambina muore annegata nella vasca del giardino e il Giovinetto si spara alla nuca. I personaggi se ne vanno senza i due morti, la Compagnia se ne va e cala il sipario.

 With love , D.