mercoledì 8 maggio 2013


N
el 1993, quando Hitler assunse il potere in Germania, Albert Einstain diede le dimissioni dall’Accademia di Prussica e si stabilì a Princeton, nel New Jersey, a causa dell’ondata antisemita provocata dall’intolleranza nazista.

    A
lbert Einstein aveva già sessanta anni quando nel 1939 scoppiò il secondo conflitto mondiale ed è in quello stesso anno che il fisico Bohr, giunto in America, annunciava che a Berlino gli scienziati Hahn e Strassman avevano scoperto la “scissione nucleare”.

    I
l 2 agosto di quello stesso anno Einstein insieme ad un gruppo di scienziati, temendo che se Hitler fosse riuscito a costruire per primo la bomba atomica l’avrebbe usata per porre il mondo ai suoi piedi, scrisse una lettera indirizzata al Presidente Degli Stati Uniti d’America Franklin Delano Roosevelt, chiedendo l’interessamento del governo americano alle ricerche nuclearli.

    R
oosevelt però non si limitò a prevenire la costruzione della bomba atomica da parte di Hitler, ma riunì nel deserto di Los Amalos un gruppo di fisici che riuscirono nell’intento.

    I
l 5 e 6 agosto del 1945 l’America infatti, nonostante il giappone si trovasse in serie difficoltà e senza possibilità di riscossa, bombardò le città di Hiroshima e Nagasaki mettendo fine alla guerra, ma mietendo centinaia di migliaia di vittime ingiustificatamente.

    P
aradossalmente colui che mise in moto la terribile macchina della bomba atomica era lo stesso uomo che aveva affermato: “il mio pacifismo è un sentimento istintivo, un sentimento che  mi domina perché l’assassinio dell’uomo mi ispira disgusto. Il mio atteggiamento non deriva da qualche teoria intellettuale, ma si sfnda sulla mia profonda avversione per ogni specie di crudeltà e odio”.

    E
cco perché Einstein, fino alla sua morte, non dimenticò quella lettera e non si stancò di ripetere: “Se avessi saputo…non avrei mai scritto quella lettera”. E per la stessa stagione, nel 1955, in collaborazione con il filosofo inglese Bertrand Russell ed altre menti del tempo, concepì un manifesto per sensibilizzare gli scienziati del mondo intero riguardo ai pericoli di una guerra nucleare.


With love , D. 

Casa “Liberty”
OGGETTO: bene immobile
UBICAZIONE: via Milano n° 68, Brescia
DATAZIONE: inizi XX sec.
AUTORE: sconosciuto
CARATTERISTICHE D’INTERESSE
·        Descrizione del bene:

La parte visibile dell’edificio, ossia la facciata, è stretta fra altre due costruzioni e si affaccia direttamente sulla strada principale. Suddivisa in alzato secondo tre registri di medesima dimensione scanditi da tre aperture ciascuno, presenta validi decori in cemento a motivo vegetale stilizzato e floreale.

Al pian terreno vi sono tre aperture quadrangolari: le due laterali costituiscono gli ingressi all’edificio e presentano piccole porte a due ante in legno, con inferriate intrecciate arricchite da eleganti fiori in ferro battuto. Nella parte centrale vi è una finestra quadrangolare schermata da una ringhiera decorata con il tipico motivo “a colpo di frusta” in stile Liberty, arricchito da foglioline che ne seguono l’andamento sinuoso.

Nella parte immediatamente soprastante alla finestra, vi è un balconcino aggettante con una ringhiera interamente decorata a motivi vegetali, che introduce al secondo registro, e delimita un’altra apertura quadrangolare. Lateralmente vi sono due aperture cieche sempre quadrangolari, delimitate ai lati da lesene con capitelli in stile Liberty, in parte realizzate con l’uso del mattoncino, in parte in cemento come il resto dell’edificio.

La parte superiore è costituita da due arcate cieche ai lati e una finestra al centro: i finti davanzali presentano particolari decori scolpiti in cemento che creano piccole cornici a motivi floreali; nella decorazione al centro vi è inoltre una testina d’angelo racchiusa tra rami sinuosi stilizzati, coronati da fiori. Le porzioni di muro che delimitano le aperture sono decorate con tipici motivi “a goccia” Liberty, che imitano lo stelo del fiore.

L’edificio si conclude con un semplice tetto a copertura piana.

       Gli artisti dell'Art Nouveau selezionarono e modernizzarono alcuni degli elementi del Rococò, come le decorazioni a fiamma e a conchiglia, al posto dei classici ornamenti naturalistici Vittoriani. Prediligevano invece la Natura, le forme organiche, (perciò predominava la linea curva) come fonte di ispirazione, stilizzandone evidentemente gli elementi e ampliarono tale repertorio con l'aggiunta di alghe, fili d'erba e insetti.

·        Notizie storico/critiche:

Le case in via Milano a Brescia sono sostanzialmente esempi di residenze popolari o edifici industriali poiché fino alla metà del ‘900, la città vera e propria arrivava sino al Cimitero Vantiniano (via Milano 17/b), dopodiché vi era solo zona industriale. La casa Liberty presa in esame era la residenza di un imprenditore di fabbrica e si differenzia dalle abitazioni circostanti costruite in serie, razionali e meno decorative; infatti in esse vi risiedevano gli operai che andavano a lavorare nella fabbriche vicine.
DESTINAZIONE D’USO: Storica _ era la residenza di un imprenditore di fabbrica;
                                             Attuale _ ora la casa è disabitata.
ALTRO: l’edificio non è gravato da vincolo espresso ai sensi dell'art.13 del D.L.42/04 ma sono da applicarsi le disposizioni contenute nell'art.50 del Codice, in relazione ai vari elementi decorativi della facciata.
PROPRIETA’: famiglia privata
MOTIVAZIONE: E’importante riconoscere tale opera, come parte del patrimonio culturale, in quanto costituisce un valido esempio di residenza decorata in stile Liberty, a Brescia. 

With love , D. 


“Procuratore di S. Marco”

OGGETTO: bene mobile – dipinto

UBICAZIONE: Venezia (Ve)

DATAZIONE: fine XIV secolo

AUTORE: scuola di Domenico Tintoretto (Venezia 1560 - 1635), con apporti del maestro.

MATERIA / TECNICA: olio su tela

CARATTERISTICHE D’INTERESSE                                          Bene d’interesse storico/artistico

·        Descrizione del bene:

La tela di forma ovale presenta una cornice intagliata in legno dipinta d’oro con modanature interessanti, arricchita da motivi vegetali. Il procuratore raffigurato al centro è ritratto col volto a ¾ rivolto verso sinistra, come il corpo, mentre gli occhi guardano verso lo spettatore. La figura si staglia su uno sfondo marrone  scuro con ombreggiature più chiare che simulano tendaggi. Indossa un manto di velluto rosso con risvolti bianchi a macchie nere, dal quale si intravede in prossimità del collo, la sottostante veste rossa. Nella mano sinistra stringe un fazzoletto bianco.

·        Notizie storico-critiche:

L’illustre personaggio raffigurato fu un Procuratore di San Marco; ricopriva quindi la più prestigiosa carica vitalizia della Repubblica di Venezia, subito dopo il Doge.

- I procuratori di San Marco venivano nominati sin dal IX secolo per curare la fabbrica e l'amministrazione dei territori della Basilica di San Marco. L'istituto procuratorio esiste ancor oggi a Venezia, con il nome di Procuratoria di San Marco, riconosciuto con Regio Decreto del 9 luglio 1931 alla Fabbriceria della basilica cattedrale di San Marco -.

        La tipologia di ritratto si riallaccia alla tradizione italiana della seconda metà del Cinquecento, praticata anche da alcuni grandi pittori, come Tiziano e Tintoretto. Nei ritratti del periodo venivano rappresentate non solo le sembianze fisiche dei personaggi, ma anche le peculiarità psicologiche dei protagonisti della vita politica, religiosa e culturale. Il dipinto presenta quindi caratteri comuni rintracciabili nella ritrattistica tipica del Rinascimento Veneziano: la testa è di profilo, il personaggio è ritratto a mezzo busto e posto a ¾ rispetto al piano del quadro, lo sfondo è scuro, la figura risulta solida, realistica e vi si legge l’intenzione psicologica. Tali caratteri si rifanno al ritratto d’origine fiamminga ideato da Jan Van Eyck, la cui opera giunse in copie a Venezia, già dalla fine del ‘400.

DESTINAZIONE D'USO: Attuale_ il dipinto si trova all'interno di un'abitazione privata, sulla parete a destra dell’ingresso.

PROPRIETA': famiglia privata.

STATO DI CONSERVAZIONE: Discreto.

MOTIVAZIONE:
E’ importante riconoscere tale opera, come parte del patrimonio culturale, in quanto costituisce una notevole testimonianza di rilevanza storica. Il personaggio raffigurato fu infatti uno dei Procuratori di San Marco. Inoltre l’opera appartiene ad una scuola di grande prestigio e rilevanza per la cultura artistica.

ALTRO: Esiste un certificato che attesta l’appartenenza del dipinto alla scuola del Tintoretto (vedi fotografia in allegato).

PROPENSIONE DEL PROPRIETARIO:

  1. E’ a conoscenza della possibilità di tutelare il bene come bene culturale? No.
  2. Trova che il bene meriti un simile riconoscimento? Penso proprio di sì.
  3. Personalmente sarebbe favorevole? Sì.
  4. Sa che esistono norme di favore per i beni culturali (come agevolazioni fiscali, possibilità di finanziamenti per lavori …)? Oh, no! Interessante.
  5. Considerando possibili benefici e svantaggi per il proprietario conseguenti all’imposizione del vincolo, ritiene migliorativa la situazione proprietaria dopo il riconoscimento di un bene culturale (anche sotto il profitto economico)? Dal punto di vista economico sarebbe vantaggioso, ma credo che non ne varrebbe la pena se poi dovessi renderlo fruibile al pubblico.
With love , D. 

Ritratto del doge Sebastiano Veniero

OGGETTO: bene mobile - dipinto
UBICAZIONE: Brescia
DATAZIONE: 1577-1578 circa
AUTORE: attribuito ad un artista contemporaneo a Jacopo Robusti detto il Tintoretto (1518-1594)
ISCRIZIONI: “Sebastiano Veniero”
MATERIA / TECNICA: olio su tela
MISURE: con cornice 59X75 cm; solo tela 50X67 cm.

CARATTERISTICHE D’INTERESSE
Bene d’interesse storico/artistico
·        Descrizione del bene:
Nel dipinto vi è raffigurato il mezzo busto del doge, posizionato a ¾ rispetto all’asse del dipinto, con volto e sguardo rivolti verso sinistra leggermente affossati in basso. La figura si staglia su uno sfondo scuro monocromo, arricchito dall’iscrizione documentaria “Sebastiano Veniero” color oro, nella parte alta a destra.
Lo sguardo stanco, la superficie epidermica segnata dalle rughe e la lunga e folta barba bianca: tutti caratteri che testimoniano la vecchiaia dell’illustre personaggio. Inoltre in base all’abbigliamento e alle insigne del potere (Corno Ducale e manto purpureo) si può approssimare la data di realizzazione dell’opera attorno al 1577-1578, anni nei quali Sebastiano Veniero fu doge.

N.B. Il Corno Ducale è noto come il copricapo indossato dai Dogi di Venezia e portato al disopra di una cuffia candida, simile al camauro papale, dono annuale delle monache di San Zaccaria. Composto di una corona circolare e di un berretto appuntito nella parte posteriore, il corno ducale richiamava nella forma il berretto frigio indossato dai soldati bizantini e dal Dux veneziano nei tempi più antichi. Era portato, ma in forma più piccola rispetto a quello del Doge, anche a coronamento del velo dorato della Dogaressa, sua consorte.
Nel tempo i vari corni ducali si sono andati impreziosendo di inserti in damasco, perle e pietre preziose. Andato in disuso con la caduta della Repubblica, tuttora campeggia nello stemma della Città di Venezia sostituendo, per concessione presidenziale, la tradizionale corona muraria della città.

·        Notizie storico/critiche:
Il ritratto d’epoca raffigura l’ottantaseiesimo doge della Repubblica di Venezia, Sebastiano Venier o Veniero (Venezia, 1496 circa – Venezia, 3 marzo 1578), la cui carica fu affidata dall’11 giugno 1577 sino alla morte. Operò come avvocato sin da giovanissimo. Divenne in seguito amministratore di governo e governatore di Creta. Nel 1570 divenne Procuratore e nello stesso anno fu nominato "Capitano General da mar" della flotta di Venezia, impegnata nella nuova guerra contro i Turchi ottomani. L'anno successivo partecipò alla  battaglia di Lepanto che vide le forze della Lega Santa infliggere una definitiva sconfitta ai Turchi. Uccise numerosi turchi a colpi di balestra e quando fece ritorno a Venezia, pur all'età di 81 anni fu eletto Doge all'unanimità. Morì l’anno successivo (1578) per infarto a causa dell’incendio che aveva danneggiato il palazzo dei Dogi a Venezia.

        La tipologia di ritratto si riallaccia alla tradizione italiana della seconda metà del Cinquecento, praticata anche da alcuni grandi pittori, come Tiziano e Tintoretto. Nei ritratti del periodo venivano rappresentate non solo le sembianze fisiche dei personaggi, ma anche le peculiarità psicologiche dei protagonisti della vita politica, religiosa e culturale. Il dipinto presenta quindi caratteri comuni rintracciabili nella ritrattistica tipica del Rinascimento Veneziano: la testa è di profilo, il personaggio è ritratto a mezzo busto e posto a ¾ rispetto al piano del quadro, lo sfondo è scuro, la figura risulta solida, realistica e vi si legge l’intenzione psicologica. Tali caratteri si rifanno al ritratto d’origine fiamminga ideato da Jan Van Eyck, la cui opera giunse in copie a Venezia, già dalla fine del ‘400.

PROVENIENZA: antiquariato veneto
DESTINAZIONE D’USO ATTUALE: uso privato
PROPRIETA’: collezionista privato
  • Restauri:
- ridipinture (visibili con lampada UV);
- rintelaiatura (seconda metà XX sec.), visibile ai bordi del telaio, che rinforza la tela autentica con cornice originale coeva.

STATO DI CONSERVAZIONE: Buono
MOTIVAZIONE:
E’ importante riconoscere tale opera, come parte del patrimonio culturale, in quanto costituisce una notevole testimonianza di rilevanza storica. Il personaggio raffigurato fu infatti doge, ossia colui che ricopriva la suprema magistratura della Repubblica di Venezia - tale carica venne istituita sin dal 697 e durò fino alla caduta della Repubblica, il 12 maggio 1797 -.

PROPENSIONE DEL PROPRIETARIO:
1.      E’ a conoscenza della possibilità di tutelare il bene come bene culturale? Sì, ne sono a conoscenza.                                                                                 
2.      Trova che il bene meriti un simile riconoscimento? Sì, ne sarei entusiasta.
3.      Personalmente sarebbe favorevole? Sì.
4.      Sa che esistono norme di favore per i beni culturali (agevolazioni fiscali, possibilità di finanziamenti per lavori)? Sì, ne sono al corrente.
5.      Considerando possibili benefici e svantaggi per il proprietario conseguenti all’imposizione del vincolo, ritiene migliorativa la situazione proprietaria dopo il riconoscimento di bene culturale (anche sotto il profilo economico)? Sì.


With love , D. 

“Pietà”

OGGETTO: bene mobile - affresco
UBICAZIONE: si trova in un locale interno di via Cavour, n. 4, a Mariana Mantovana (Mn), contrada Tartaro Fabrezza. La contrada prende il nome dal canale che un tempo segnava il confine mantovano con quello veneto. Il paese è al centro dell'alto mantovano e sorge a circa 6 km dalla riva destra del fiume Oglio e a 6 km dalla riva sinistra del fiume Chiese.
DATAZIONE: XV secolo circa.
AUTORE: probabilmente l’artista fu allievo di Andrea Mantegna (Isola di Carturo, 1431 – Mantova, 13 settembre 1506).
N.B. La maestria del Mantegna nel ritrarre volti di personaggi dell'epoca o di grandi figure del passato, più o meno mitico, è universalmente riconosciuta.

CARATTERISTICHE D’INTERESSE
·         Descrizione del bene:
l’affresco, su fondo scuro, mostra nel centro il Cristo deposto dalla croce, ai cui lati sono raffigurati la Vergine Maria, avvolta da un abito scuro sulla sinistra, e San Giovanni  Apostolo, alla destra, che sorreggono il corpo morto di Gesù. Alle spalle, vi è la croce, sorretta da due aste. Ai piedi del Cristo troviamo il sarcofago, dove verrà successivamente deposto.
·         Notizie storico-critiche:
la famiglia residente era solita accarezzare il volto di Cristo con conseguente segno di croce, come segno di devozione; per questo motivo la parte centrale è attualmente rovinata. La zona dell’affresco meglio conservata, e per questo più significativa, è il volto triste di San Giovanni, mentre abbraccia e sorregge il corpo del Cristo.
N.B. Oggi l’affresco risulta incorniciato poiché quando i proprietari hanno restaurato l’abitazione, hanno deciso di dare maggior rilievo all’opera quattrocentesca.
        L’allievo di Mantegna  qui è riuscito a cogliere l'atteggiamento essenziale, l'anima che affiora nello sguardo, nelle rughe, nella capigliatura del Santo, segno della grande vicinanza col suo presunto maestro.

DESTINAZIONE D’USO: Attualmente l’affresco si trova nella sala da pranzo della famiglia proprietaria dell’edificio.
PROPRIETA’: famiglia privata che risiede nell’abitazione da cinque generazioni.
MOTIVAZIONE:
E’ importante riconoscere tale bene, come parte del patrimonio culturale, in quanto l’opera risulta di particolare interesse storico e artistico.

ALTRO:  
Il ministero dell’ Istruzione Pubblica in data 2 Giugno 1913 ha riconosciuto la presenza di un affresco di importante interesse in casa privata, visto l’articolo 5 della Legge 20 Giugno 1909, n° 364, il quale afferma: “Colui che come proprietario o per semplice titolo di possesso detenga una delle cose di cui all'art. 1, della quale l'autorità gli abbia notificato, nelle forme che saranno stabilite dal regolamento, l'importante interesse, non può trasmetterne la proprietà o dimetterne il possesso senza farne denuncia al Ministero della pubblica istruzione”.
(vedi fotografia documento in allegato)


PROPENSIONE DEL PROPRIETARIO
(intervistato il figlio della padrona di casa):
1.      E’ a conoscenza della possibilità di tutelare il bene come bene culturale? Sì, ne sono a conoscenza da tempo.
2.      Trova che il bene meriti un simile riconoscimento? Penso proprio di sì, anche se purtroppo noi in famiglia non abbiamo mai fatto nulla del genere; probabilmente oggi andrebbe pulito e magari restaurato.
3.      Personalmente sarebbe favorevole? Sì, certo.
4.      Sa che esistono norme di favore per i beni culturali (come agevolazioni fiscali, possibilità di finanziamenti per lavori…)? Purtroppo ne vengo a conoscenza solo ora.
5.      Considerando possibili benefici e svantaggi per il proprietario conseguenti all’imposizione del vincolo, ritiene migliorativa la situazione proprietaria dopo il riconoscimento di un bene culturale (anche sotto il profitto economico)? Se il vincolo comporta la visita di turisti, e quindi una scomodità perché vivo con una madre e una zia anziane, non sarebbe migliorativo, perché sarebbe per loro una fatica; certo è che il paese è piccolo e non ci sarebbe un vero e proprio pellegrinaggio per venire a vedere l’affresco. Dal punto di vista economico invece, non mi sembra il caso di guadagnare su un bene che abbiamo in casa da generazioni e di cui non conosciamo il passato.

With love , D. 

Chiesa S. Maria del Giogo

OGGETTO: bene immobile
UBICAZIONE: comune di  Polaveno, provincia di Brescia
DATAZIONE:  1264
AUTORE: sconosciuto
CARATTERISTICHE DI INTERESSE:  interesse religioso e culturale.
Descrizione del bene:
il santuario di S. Maria del Giogo è posto a 968 metri di altitudine e si trova sul valico o “giogo” che divide la Valle Trompia dalla Riviera del lago di Iseo, in particolare separa il comune di Polaveno da quello di Sulzano. L’edificio sorge su terreno silicifero e ammonitico rosso superiore, si presenta all’esterno come una costruzione rustica, con la facciata posta a nord caratterizzata da poche aperture e alcuni lacerti colorati, ultima testimonianza di probabili affreschi esterni.                          
 La facciata a capanna, caratterizzata su un lato da un campanile coevo alla costruzione, si apre su un portico di ingrasso coperto con volte a vela, sorta di piccolo rifugio per i pellegrini di passaggio.
L’interno ha un’unica navata ed è scandito da setti murari dai quali si dipartono gli ampi archi a sesto acuto, che reggono il tetto in legno, con tavelloni in cotto di fattura moderna.                                                                                                                   Gli arconi ogivali, posizionati a intervalli uguali, scandiscono l’ampia aula in tre spazi; i primi verso l’ingresso sono quelli che accolgono il popolo in preghiera, mentre il terzo è interamente occupato dal presbiterio, leggermente sopraelevato rispetto all’aula, a cui è collegato un piccolo locale adibito a sagrestia.                  Nel presbiterio domina un altare maggiore in stucco, di fattura settecentesca, caratterizzato da tre nicchie nelle quali trovano posto due statue lignee policrome di collocazione cinquecentesca di S. Benedetto Abate a sinistra e S. Bartolomeo a destra, al centro troviamo la statua della Madonna eseguita dalla bottega artigiana Poisa di Brescia (1959). La pavimentazione del presbiterio in piastrelle in cemento bicolore (bianco e nero) risale al 1940/50 ed è diversa rispetto alle mattonelle in cotto dell’aula principale.
Sulle pareti dell’edificio sono presenti vari lacerti d’affresco, recentemente riscoperti, che fanno ipotizzare che l’intera superficie muraria fosse un tempo interamente decorata. Sulla parete sinistra della prima campata è stata portata alla luce una porzione significativa di tale ciclo, anche se lo stato conservativo alquanto precario non permette appieno un’analisi circostanziata. Si tratta di affreschi devozionali eseguiti in epoche diverse, accostati uno all’altro, come si può notare degli strati di intonaco. Dal basso verso l’alto troviamo tre fasce di affreschi con diverse immagini della Madonna con Bambino, ognuna caratterizzata da una diversa accentuazione devozionale, da una serie di figure di santi (Sant’Antonio Abate, San Rocco e Santa Lucia) e da un lacerto di Ultima Cena che indurrebbe a ipotizzare, nei caratteri arcaici della raffigurazione dei personaggi e degli oggetti, una datazione a cavallo fra il milletrecento e il millequattrocento. Il resto delle pareti della chiesa sono state ricoperte da uno strato di intonaco a calce, probabilmente settecentesco, e da vari strati di tinteggiatura bianca, che hanno occultato gli affreschi precedenti.


Restauri:
si ritiene che l’orientamento della primitiva chiesa di S. Maria del Giogo sia stato est-ovest, con il presbiterio ad oriente, trasformato con ogni probabilità nel ‘600, ricavando nell’abside centrale il nuovo ingresso e addossando l’altare maggiore alla opposta parete occidentale.
Nel 1881/82 furono completamente rifatti la volta e il pavimento.
Un fulmine nell’estate del 1838 diroccò il campanile restaurato poi nel 1842.
Altri lavori vennero fatti nel 1920 e nel 1947sia all’interno della chiesa che sul tetto.
Da pochi mesi è partito il progetto di recupero e restauro conservativo per il presbiterio e le pareti con lo scopo di ottenere il recupero totale della chiesa.

DESTINAZIONE D’USO: Storica_ monastero benedettino e rifugio per viandanti
                                          Attuale_ luogo religioso e di pellegrinaggio
PROPRIETà:  ente ecclesiastico

MOTIVAZIONE: credo sia importante riconoscere questa chiesa come facente parte del patrimonio culturale, sia per la collocazione geografica, isolata e distante dal centro del paese  raggiungibile solamente attraverso sentieri montani,  sia per lo stupefacente panorama che, nelle giornate limpide, spazia dal sottostante lago di Iseo, dalla media Valtrompia e dalla Valgobbia fino alla maestosa catena alpina; ma soprattutto per l’antichità dell’edificio e l’importanza degli interni, senza tralasciare l’importante valore religioso e devozionale dei fedeli che costantemente salgono in preghiera al santuario.
ALTRO: la chiesa non ha un vincolo specifico, ma è tutelata ai sensi del D.Lgs. 42/2004 articoli 10 e 12, comma 1.









PROPENSIONE DEL PROPRIETARIO:
1.       è a conoscenza della possibilità di tutelare il bene come bene culturale? Si lo sono.
2.       Trovi che il bene meriti un simile riconoscimento? Si
3.       Personalmente sarebbe favorevole? Si
4.       Sa che esistono norme di favore per i beni culturali ( agevolazioni fiscali, possibilità di finanziamenti per lavori)? Si lo so.
5.       Considerando possibili benefici e svantaggi per il proprietario conseguenti all’imposizione del vincolo, ritiene migliorativa la situazione proprietaria dopo il riconoscimento di bene culturale ( anche sotto il profilo economico)? Si.
ALLEGATI:

        






With love , D.